venerdì 16 ottobre 2015

In incognito

Ho questo preciso ricordo di una sera, non troppo tarda, di fine inverno; siamo ancora svegli, quando arriva la chiamata.
"Rosso" mi dice il caposquadra mentre legge il foglio "Scrivono evento neurologico"
Raggiungiamo velocemente il target, il civico è quello di una normalissima palazzina, e all'ingresso ci viene incontro un uomo, sui 70 anni.
"Di qua" ci dice, e senza altre spiegazioni ci conduce in casa.
"Permesso" appena varcata la soglia un forte odore di vomito e urina ci investe, istintivamente ci guardiamo in giro, ma non risciamo a capire subito la fonte.
Percorriamo un breve disimpegno di qualche metro e ci troviamo nel soggiorno dell'appartamento dove ci sono un divano, a fianco del divano un tavolino da caffè di vetro e a lato del tavolino, il tavolo del soggiorno.
Sul divano c'è un uomo seduto, sugli 80 anni abbondanti, con lo sguardo perso nel vuoto e le braccia distese sulle gambe; seduta su una sedia attaccata al muro c'è un'anziana signora, bastone alla mano, che ci guarda divertita, e infine in piedi vediamo un'altra donna sui 65 anni.
Totale occupanti del soggiorno: 4, da sommare a noi 4.
La sensazione che ci stia sfuggendo qualcosa inizia a farsi largo nelle nostre testoline.
"Cos'è successo?" chiede il CS agli astanti, indirizzandosi all'uomo che ci aveva accolti
"Niente" dice secco "non è successo niente"
Chiaro, non succede niente e si chiama l'ambulanza. La sensazione di prima diventa una certezza.
Ci avviciniamo all'uomo sul divano, che ha le sembianze del paziente che cerchiamo.
"Buona sera, riesce a dirmi come si chiama?" chiedo avvicinandomi
"Antonio Bianchi, residente qui" mi risponde la signora sui 65 anni
Antonio non parla, ci segue solo con lo sguardo e annuisce se necessario, è bollente, e notiamo che sembra essere stato rivestito e "ripulito" di fretta; l'odore di vomito e urina è fortissimo e proviene dai suoi vestiti allacciati alla buona e che, visti da vicino, si nota essere pieni di macchie/aloni freschi.
La signora anziana con il bastone si alza, mentre il CS parla con l'uomo che ci aveva accompagnati cercando di tirare le somme, e si siede sul divano vicino ad Antonio.
La seguiamo con lo sguardo, sembra la scena di un film muto: con calma si siede, ci guarda con un sorriso e ad un certo punto inizia a dondolarsi lentamente.
Il CS volta lo sguardo di nuovo verso le persone appoggiate al muro, la signora era alle sue spalle, quando si lascia cadere di faccia verso il tavolino di vetro.
"Attenta! Prendila!" urlo al CS, che si volta di scatto; la signora si ferma, si rimette seduta e continua a guardarci ridendo.
Penso sia facile immaginare le espressioni sulle nostre facce, non credo siano necessarie descrizioni accurate.
"Se non è successo nulla, perché avete chiamato l'ambulanza?" incalza il CS
E alla fine, la signora sui 65 anni, cede e dice che "Antonio è stato male, ma succede, non è nulla di che... è già stato in ospedale, ma non ho nessun documento"
Mentre il CS parla con la signora, noi manteniamo un occhio sulla sorridente anziana sedutaci accanto, e continuiamo a valutare per quanto possibile Antonio.
A valutazione terminata, concludiamo che Antonio si è sentito male, è stato ripulito insieme con divano e pavimento circostante, e successivamente sono stati allertati i soccorsi, probabilmente perché i presenti si sono accorti che l'anziano rispondeva solo limitatamente a stimoli verbali.
"Dobbiamo andare in ospedale, è seguito da qualche parte?"
"L'ultima volta è stato a XXX, poco tempo fa" ci dice la signora sui 65 anni
"Ok, possiamo segnalarlo, se sarà possibile chiederemo di essere portati a XXX signora. Il tesserino sanitario?"
"Non ce l'ha qui" ci dice
"Ma il signor Antonio non è residente qui?"
"Si lo è, ma non abbiamo la sua documentazione al momento"
Di bene in meglio.
"Va bene signora, non importa, lo carichiamo e andiamo via; raggiungeteci pure a XXX con tutto il necessario" .
In quel momento la signora anziana che poco prima aveva tentato di lanciarsi sul tavolo, si alza, si dirige verso Antonio, gli prende il portafogli della tasca e davanti a tutti toglie una mazzetta alta almeno 2 cm di contanti di grosso taglio dandoli in mano alla signora di 65 anni, poi rimette nella tasca il portafogli vuoto senza né contanti né documenti.
Basiti. Ci siamo lanciati uno sguardo veloce, in quel momento avevamo pensato tutti la stessa cosa: "Ma dove diamine siamo finiti?!"
Carichiamo senza fatica Antonio, e arriviamo abbastanza velocemente all'Ospedale vicino.
Ci accoglie l'infermiere del triage, e con serena convinzione il CS presenta la situazione e il, secondo noi, noto Signor Antonio Bianchi.
"Ragazzi... non vorrei deludervi, ma non esiste nessun Antonio Bianchi ricoverato qui di recente, nato il giorno che dite e residente dove siete andati a prendere questo signore"
Ma certo, giusto questa ci mancava. Se questo non è Bianchi Antonio... chi cavolo è?
Quello che, fino a pochi secondi prima, per noi è stato Bianchi Antonio, era sulla barella, come l'avevamo trovato era rimasto.
"Ragazzi lo registro come ignoto, finché non ci dirà qualcosa"
Lasciamo l'ignoto-Bianchi-Antonio in PS e rientriamo.
"Da noto a ignoto in meno di un'ora... questa mi mancava proprio"
"Magari nella vita reale vive sotto copertura, ha una vita segreta e quindi si nasconde..."
"Si certo, è sicuramente la possibilità meno remota di tutte!"

sabato 29 agosto 2015

Un anno dopo, codice giallo

Lunga, lunghissima pausa, in parte obbligata e in parte sentita.
Rieccoci, dopo un annetto di silenzio.
E' stato un anno impegnativo, che purtroppo mi ha portata a mettere da parte tante, forse troppe cose.
Si un anno è lungo per un blogger, lo so, ma spero di poter riprendere.
Non è semplice ricominciare da un giorno all'altro, ma mi è mancato.

E quindi eccoci qui, ancora.
Per riprendere in un modo familiare, qual miglior modo se non scrivere?



Oggi vi parlo di un episodio di una manciata di anni fa, un agosto caratterizzato da un caldo africano... di quelli, per capirci, che vi fanno appiccicare la divisa addosso talmente in fretta che persino andare in bagno diventa un'esperienza adrenalinica: i pantaloni saliranno prima che arrivi una chiamata?
Ecco, questo tipo di caldo.

Fa caldo, un caldo pazzesco e noi stiamo bene seduti su divano con il ventilatore puntato addosso, saremmo i testimonial perfetti per una pubblicità dell'Estathé.
Il momento refrigerante viene interrotto dal solito squillo del telefono, sono le torride 11 del mattino di un venerdì: "Giallo, dispnea a XXX.".
Partiamo velocemente alla volta del target, che raggiungiamo in pochi minuti: siamo dentro ad una corte, di quelle classiche. Nulla di strano.
Ci guardiamo in giro cercando un riferimento, quando dall'ultimo dei 3 piani fa capolino una signora sulla quarantina che ci urla: "Su, ultimo piano, le scale sono davanti a voi, ma fate attenzione!"
Ci guardiamo interrogativamente, e ci fiondiamo su per le scale di pietra, carichi di tutto l'occorrente.
Saliamo fino in cima, ma porte di appartamenti non ce ne sono.
"Abbiamo sbagliato...? No dai, altre scale non ce n'erano..."
"Proviamo a scendere...magari non l'abbiamo vista" e ci accingiamo a tornare giù, quando risentiamo la voce della signora di prima...sopra le nostre teste.
"Di qui! E' un po' pericolante, però si può salire!"
In effetti la scala davanti a noi si stringeva, continuando a salire bella ripida.
Non avevamo nemmeno considerato che tal stretto passaggio portasse ad una abitazione.
Saliamo, e con non poca fatica arriviamo ad un ingresso di una specie di piano mansardato; il pavimento è pieno di buchi, sembra un cantiere aperto, ci sono polvere e terra fluttuanti ovunque, tanto che l'aria diventa pesante persino per noi.
"Mia mamma non sta bene" ci dice Rita, 40 anni, che vive da sola con la madre in questo piccolo appartamento "E' da ieri sera che fatica a respirare, ho provato a farla alzare per andare al Pronto Soccorso, ma non ha forze...venite!" e ci guida tra assi di legno sparse in giro, calcinacci e mattoni, in camera di Lucia, 65 anni, che è sdraiata a letto ansimante.
"Buongiorno signora, siamo dell'ambulanza, come si sente? Da quanto tempo è così?"
"Buongiorno... eh... ieri sera ho cominciato... ma adesso...proprio...non ce la faccio..."
Con uno sguardo d'intesa, ci mettiamo in due a sollevare di peso Lucia mettendola in posizione semiseduta "Scusi Lucia se la muoviamo, ma visto che fatica a respirare è più corretto stare in questa posizione piuttosto che completamente sdraiata" le diciamo mentre la sistemiamo
"Mi sembra di respirare meglio...." ci dice quasi stupita "Grazie!"
Le sorridiamo e mentre il CE raccoglie informazioni, noi altri due prendiamo tutti i parametri.
Lucia è ancora vistosamente affaticata e della sua documentazione medica non c'è traccia, dobbiamo fidarci di quanto ci dicono.
"Andiamo a fare un controllo, ok Lucia?" le dice il CE dopo aver chiamato in Centrale, mentre noi le applichiamo l'ossigeno "Con la mascherina dovrebbe iniziare ad avere qualche beneficio, cerchi di non sforzarsi"
"E come fate a portarmi fuori di qui? Siete tre, la strada è stretta e io non sono piccola... no ragazzi, siete gentili, ma io non me la sento di farvi fare tutta questa fatica" ci dice ansimante "Passerà"
"Lucia non pensi a noi, siamo allenati, non ci sono problemi" le dice sorridendo il CE "Adesso io e colleghi vediamo come muoverci e la portiamo fuori di qui".
"Dai mamma, dai ascolto alla signora, i ragazzi sono bravi, vedrai che ti porteranno giù, non abbiamo alternative!" la incita la figlia.
Noi tre ci guardiamo e ci capiamo al volo: sfoderiamo uno dei migliori sorrisi rassicuranti che solo il soccorritore sa sfoderare e Lucia si lascia convincere.
"Se non ce la fate, non siete obbligati però.. mi lasciate qui"
"Lucia, la portiamo giù, in tranquillità, vedrà che non ci saranno problemi" le sorridiamo, e mentre il CE resta con lei, io e l'autista scendiamo per preparare tutto.
"Siamo allenati....?" mi dice l'autista ridendo mentre sistema la barella
"Se lo dice il CE, è per forza vero!" rispondo ridendo a mia volta, prendendo la portantina
"Magari intendeva 'abituati', sull'allenamento tuo e suo avrei da ridire..." continua scherzando
"Non è sfottendo noi donzelle che faremo quelle scale... e visto che sei tanto allenato, la portantina puoi portarla su tu! Sai, non vorrei affaticarmi prima della discesa!" rido e gli cedo la sedia
"Donne..." commenta, e in poco torniamo al piano di Lucia
"Eccoli Lucia, è ora di andare!" le dice il CE
"Ma adesso mi sembra di stare un po' meno male di prima" ci dice
"Meno male non è bene, signora; vedrà che i miei colleghi saranno velocissimi, l'importante è che lei non si aggrappi da nessuna parte durante la discesa, ok?" le dice il CE e la facciamo accomodare aiutandola sulla sedia.
Una volta assicurata, inizia la discesa.
"Io chiudo gli occhi!" ci dice Lucia, che si chiude gli occhi, ma le mani istintivamente cercano il corrimano
"Lucia no, il corrimano non si tocca, tenga" le dice il CE allungandole i suoi fogli "Tenga stretti questi mentre io tengo la bombola, se si attacca al corrimano rischiamo di cadere"
"Ok Ok" ci dice "Ma che brutta sensazione!"
"Ancora due minuti e abbiamo fatto!" le dice il CE ancora.
Io e l'autista, sudati in modo imbarazzante a causa dell'acrobazia che stavamo facendo per scendere da quelle scale, un po' per il caldo e un po' per lo sforzo, siamo solo riusciti a mugugnare il nostro assenso.
Una volta arrivati, trasferiamo Lucia sulla barella e partiamo alla volta dell'ospedale vicino.
"Hai tanto caldo?" mi chiede Lucia preoccupata
"Un po', ma sa Lucia, non amo molto l'estate..." le dico cercando di dissimulare le scalmane che avevo.
Caldo? Tanto caldo? Non avevo tanto caldo. No, stavo solo sublimando e purtroppo l'accostamento cromatico che caratterizza i miei lineamenti non aiutava certo a mascherare questo stato.
"Hai il viso dello stesso colore della croce sulla tua divisa..." mi dice divertita
"Ahahah ma quando la temperatura supera i 20 °C lei diventa di quel colore dopo due minuti che ha addosso la divisa" ride il CE
Io, che ridevo decisamente meno, accenno un sorriso "Tornerà l'inverno...."
Arriviamo in poco in ospedale, dove lasciamo Lucia che se la rideva beatamente.
"In bocca al lupo Lucia" le diciamo
"Grazie, anche a voi!" ci dice salutandoci con la mano.
Usciamo quindi a sistemare il mezzo.
"Siamo allenati eh..." ride l'autista
"Si beh... tu di certo" dico guardando verso il CE "A dir cazzate, allenatissima!"
"Dai ragazzi, che saranno stati mai quel pugno di scalini...!" ci dice con finta ingenuità
"...disse quella che aveva in mano la bombola!" incalza ancora l'autista
"Va beh... per non far torto a nessuno... chi ha portato meno pesi, offre la colazione!"
"Si si l'avevo capito che toccava a me..." conclude rassegnata il CE
"Brioche super farcita, caffè e succo?" mi dice l'autista divertito
"Ovvio!" rispondo
"Vigliacchi...dai andiamo, prima che mi passi la fame!"

domenica 4 maggio 2014

A naso

Piove, sono circa le 18 di un venerdì pomeriggio quando arriva la chiamata.
"Verde, caduto per strada, trauma facciale".
"La fortuna che accompagna sempre la pioggia eh..." commentiamo salendo sul mezzo e raggiungendo in pochi minuti il target.
La destinazione indica un edificio pubblico con un sentiero lastricato di piastrelle lisce e qualche tombino, nulla di ostico insomma.
Due uomini in giacca e cravatta ci vengono incontro correndo "E' qui! Presto!"
Ci guardiamo con aria interrogativa, e li seguiamo oltre questo sentiero, che termina con un giardinetto bordato da un muretto.
Su questo muretto è seduta una signora sui 45, attorno a lei una decina di astanti, uno dei quali con l'ombrello.
"Buonasera signora, siamo dell'ambulanza, che succede?"
"Aaaaaaaahh guardaaaaaaaaaa" urla tra le lacrime, togliendosi dal volto il fazzoletto insanguinato col quale copriva il naso visibilmente tumefatto "Sono cadutaaa, e tu cosa stai facendo lì con le mani ehh??"
"Signora, tranquilla, le devo tenere ferma la testa, le mettiamo un collarino per precauzione. Mi dice il suo nome?" le dico
"Olga! E sarò un mostro aaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhh" continua a piangere
"Noi abbiamo sentito le urla e siamo corsi fuori, poi abbiamo chiamato l'ambulanza, la signora era qui che camminava su e giù per la strada urlando" mi dice quello che teneva l'ombrello.
"Signora ha dolore da qualche parte?"
"Si, il naso! Oddio resterò sfigurata a vita! Ecco! Per il tombino! Aaaahhhhh" ci stava bucando i timpani
Dopo aver preso i parametri e fatto un accurato esame testa-piedi, carichiamo e partiamo in codice verde alla volta dell'ospedale.
Tra un urlo e un singhiozzo capiamo che Olga doveva aver misurato per bene il selciato con la faccia, e non si era parata in tempo il volto perché aveva in mano ombrello e borsa.
"L'avevo visto il tombino! L'avevo visto! Ma no, l'ho dovuto prendere lo stesso! E ora sarò inguardabile!"
"Ma Olga non esageri!" le diciamo mettendole del ghiaccio; la botta c'è ovviamente, ma di certo la signora non era sfigurata.
La rassicuriamo, spiegandole che una volta in PS l'avrebbero visitata e si sarebbero presi cura di lei.
Sembrava essersi calmata, aveva chiuso gli occhi ripetendo sottovoce "Poteva andarmi peggio...poteva andarmi peggio...dai dormi adesso...", quando ad un certo punto smette di parlare.
La guardiamo assaporando quegli istanti di calma, sembrava dormire beatamente quando all'improvviso "Aaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhh sfigurataaaaaaaaaaa per sempre! Un mostro, un mostro!"  e ricomincia a piangere e urlare.
"Olga che interesse avrei a mentirle, scusi?" le chiedo, lei scuote la testa
"Ecco, le dico che non è sfigurata, è una bellissima donna, adesso il naso è gonfio, ma una volta passata la botta non resterà sfigurata!"
"Bella? Davvero?" chiede asciugandosi gli occhi.
Nonostante ci avesse demolito i timpani in 40 minuti, Olga ci fa tenerezza.
Io e la collega annuiamo e cerchiamo di distrarla facendola parlare della famiglia, del lavoro, dei suoi hobby e riusciamo ad evitare così altre urla fino all'arrivo in PS.
Una volta lasciata in PS, in silenzio sistemiamo il mezzo.
"Che spavento..." commenta l'autista
"Per lei dici?"
"No per me! Silenzio per 10 secondi e poi quell'urlo! Cavolo, non me l'aspettavo!"
"Nemmeno noi... va beh, si sarà spaventata pure lei poveretta eh... la caduta libera di faccia non è proprio il massimo della vita..."
"Direi di no...così, a naso...!"

giovedì 20 marzo 2014

Ora di cena

"Che pizza prendi?"
Scorro l'elenco, ma alla fine opto per una margherita, benché la tentazione di una zola&mele sia tanta, ricordando i miei disgustosi precedenti, scelgo saggiamente di optare per qualcosa di leggero.
"Pizzaaaaaaaa" sento dire alla mia collega, più affamata di me, che accoglie il fattorino in sede.
Finito il controllo, la pizza calda (risultato della mancanza di voglia di cucinare!) era quasi un miraggio, e non appena la mettiamo in tavola, ci avventiamo senza ritegno.
Siamo alle ultime fette quando, indovina? Suona.
"Giallo, dolore addominale. Nelle note c'è scritto che il paziente è HIV positivo..." leggo il foglio, e ci lanciamo verso il mezzo con in mano l'ultima fettina di pizza che mandiamo giù prima di scendere le scale.
Arriviamo in poco a casa di Samuele, 30 anni, che troviamo in posizione fetale sul divano, attorniato dalla famiglia che ci fa entrare nell'appartamento.
"Sto malissimo! E' iniziato poco dopo aver mangiato" ci dice
"Cos'hai mangiato Samuele?"
"Penne panna e speck, una bella padella... avevo fame...ah, e ho bevuto un bel vino fresco" ci dice "Non sono mai stato così male!"
"Quanto fresco era il vino?"
"Da frigo" ci dice contorcendosi "Oddio mi viene da vomitare!"
E questa me l'aspettavo.
Al volo lo tiriamo su appena in tempo per farlo rimettere in un sacchetto.
Per fortuna eravamo in quattro, i due con "lo stomaco più forte" si sono lanciati a tenere il sacchetto e la testa di Samuele, mentre io e l'altra collega passavamo scottex e preparavamo un altro sacchetto.
"Ne ha mangiata di pasta... va, si vedono ancora i pezzi!" mi dice sottovoce la mia collega, mentre io sentivo la pizza in gola per il tremendo odore.
A quel punto tiro fuori dal taschino una mascherina di carta e ci metto sopra l'olio all'eucalipto, con il quale con tranquillità tampono il naso anche ai miei colleghi.
Il mio stomaco smette di fare le piroette, ma mi accorgo degli sguardi dei parenti e intuisco il loro pensiero.
"Perdonatemi, ma ho appena mangiato..." dico optando per la sincera ammissione della mia inopportuna mancanza di tatto e vedo che mi sorridono rilassandosi "Ah ok...no sai, avevamo pensato... si insomma..." mi dicono imbarazzati
"Non si preoccupi, mea culpa, non avevo in tasca altro"
"No ma fai bene, noi siamo tutti vicini alla finestra aperta!!" mi dice un familiare "Ehehe è ora di cena per tutti!"
Rilassata anche io per aver chiarito il gesto, una volta che Samuele smette di vomitare tutto quanto ci dice "Ora mi sento molto meglio...però magari in PS ci vado lo stesso, eh?"
"Sta a te decidere cosa preferisci fare" gli diciamo rassettando e Samuele decide di venire.
La stessa scena si ripete in ambulanza, durante il tragitto tutto curve e salite per arrivare all'ospedale più vicino.
"Mi dispiace ragazzi!" ci dice desolato "Mi sento debole...però non ho più nausea"
"Tranquillo Samuele, siamo quasi arrivati" lo rassicuriamo "Se dovessi sentirti male ancora, diccelo ok?"
"Ok..."
E poco dopo arriviamo in PS.
"Grazie ragazzi, gentilissimi!" ci dice
Sorridiamo e lo salutiamo, tornando verso il mezzo.
"La mascherina ahahahahah" inizia a ridere la mia collega mentre passiamo ogni angolo del mezzo a porte spalancate col disinfettante.
"Hey, ognuno ha i suoi modi per sopravvivere! Anche se sta volta avrei potuto usare un fazzoletto eh...va beh, mi  sono spiegata però e hanno capito"
"Si in effetti... per fortuna che avevi l'eucalipto! Mamma mia che fatica...sempre dopo mangiato"
"Pensa se avessi preso la zola&mele...." dico salendo sul mezzo
"Ti vogliamo bene eh... ma penso che ti avremmo lasciata a piedi! Ahahahah"
Affetto dei colleghi, che bella cosa.

mercoledì 26 febbraio 2014

Non vi pago più

"Giallo, difficoltà respiratoria e dolore addominale" dice la mia collega, prendendo il foglio della missione.
Raggiungiamo il target in poco, è sera, ma non così tardi...vediamo che un uomo fuori dal civico indicato ci fa segno.
"Va che fortuna, sta volta ci aspettano!" commentiamo soddisfatti, ma appena scesi dal mezzo ci accorgiamo che il motivo dell'inaspettata accoglienza è un altro.
"Basta!!! Io non vi pago più, capito????" ci urla quest'uomo sulla sessantina, visibilmente alterato.
Ci guardiamo interrogativamente, poi guardiamo lui che non smette di urlare.
"Sono stufo! Che cavolo di servizio è questo?? Me lo spiegate?? Pago le tasse io, capito?? Non è possibile che si ha bisogno di qualcuno e nessuno si dà da fare!"
A primo acchito questa sceneggiata ci irrita terribilmente, perché diciamocelo noi quattro con le sue tasse e i suoi malumori non c'entriamo nulla e anzi, siamo arrivati il più in fretta possibile.
Inspiriamo, facciamo appello alla fantastica riserva di cordialità e pazienza che il soccorritore medio deve imparare a sviluppare e coltivare con sacrosanta pazienza, e con il tono più amichevole che possiamo sfoderare ci presentiamo e chiediamo cosa succede.
"Mia moglie sta male dalle 17! E' diabetica, ipertesa...si insomma ne ha di tutti i colori! E' seduta in bagno e non riesce ad alzarsi! Non sapevamo cosa fare, pensavamo migliorasse e invece non è così! E' possibile che nemmeno pagando mi si aiuti???? Non si capisce nulla!!"
"E' dalle 17 che sta chiamando per un'ambulanza??" chiediamo interdetti
"Ma no!! Ho chiamato chiunque, e tutti mi hanno sbolognato l'ambulanza! Sono stato obbligato a chiamarvi adesso!! E' roba da matti, in questo paese poi!"
"Si calmi, noi siamo arrivati non appena ricevuta la chiamata e le garantiamo che l'ambulanza non va pagata. Ci porti da sua moglie, così vediamo cosa le succede, d'accordo? Siamo qui per aiutarla!"
Nervosamente ci conduce dentro casa, nel bagno, dove troviamo Lucia, sulla sessantina anche lei, seduta sul water in vestaglia.
E' pallida, sudata e fredda.
"Oh ragazzi mi dispiace, che imbarazzo, ma non mi sento bene..." ci dice la signora 
"Non si preoccupi Lucia, adesso vediamo cosa c'è che non va e andiamo a fare un controllo al Pronto Soccorso, ok?" cerchiamo di rassicurarla mentre la famiglia spiega al capoequipaggio tutta la storia clinica e non della paziente.
Lucia è dalle 17 che ha vertigini, sudorazione eccessiva, brividi, dissenteria, nausea e quant'altro, ed è così debole da non riuscire nemmeno ad alzarsi.
"Lucia andiamo a fare un controllo, ok?" le diciamo e la carichiamo in ambulanza, poi diretti alla famiglia informiamo della destinazione.
"Vi raggiungiamo là subito..." ci dice il marito, che aveva abbassato i toni, e partiamo.
Una volta a bordo, Lucia ci dice "Ragazzi scusatelo per i toni... si sono tutti spaventati... sto tanto male?"
"Lucia stia tranquilla, in PS le faranno tutti gli esami del caso..." le diciamo rassicurandola, e lei si stringe nelle coperte restando in silenzio fino all'arrivo in PS.
Arriviamo in poco tempo, riferiamo tutto all'infermiere e ce ne andiamo salutando Lucia.
"Appena scesa ho pensato volesse menarci tutti eheheheh"
"Davvero...però che scaricabarili s'è trovato, da una parte posso anche capire l'arrabbiatura...certo, i toni e l'educazione non sono opzionali ecco...alla fine noi non c'entravamo niente...lui ha chiamato e in tempo zero il mezzo è arrivato!"
"Si in effetti...va beh, qui comunque si parla sempre della pazienza di Giobbe... ma della nostra?? Mai??"
"Ahahahah ma certo, la biblica pazienza del soccorritore!"